La Pastorella raccontata in versi

Cosa significa la Pastorella di Civitavecchia?

Cosa c’è dietro la Pastorella Pietro Cerioni?

Proviamo a raccontarvelo direttamente con le parole delle nostre canzoni!

 

  • Le Pastorelle, secondo tradizione, sono dei gruppi di cantori, accompagnati spesso da altri musicisti (chitarristi e percussionisti, tipicamente), che girano la città di Civitavecchia nella notte tra il 23 e il 24 dicembre, eseguendo canzoni che annunciano il Natale.

Siam la pastorella… e cantiamo “buon Natale anche a voi”!
Siam davvero tanti, siamo tutti cantanti… e portiamo tanta pace per voi!
(Siamo la Pastorella)
 Il 22 si prega contro pioggia e tramontan’, il 23 alle 10 si comincerà a girar,
portando in giro gioia e buonumore in quantità a tutti quanti gli uomini di buona volontà!
La pastorella non manca mai, canta e scorda i tuoi guai!
(La pastorella non manca mai)

 

  • La Pastorella canta e suona per portare la gioia del Natale a chi vuole ascoltarla, sfidando il rigore della notte del 23 dicembre.

 L’annuncio noi portiamo a tutta la città, auguri a tutti di buon Natal.
Cantiamo tutti in coro il lieto ritornel, auguri a tutti dal pastorel.
(Auguri a tutti)
Che freddo che c’è! Fine dicembre, stiamo almeno a meno tre.
È già il ventitre, la Pastorella questa sera è qui per te.
Ti darà un canto d’amore, “pace in terra a chi ha buon cuore”;
porterà felicità, e ti canterà “Natale è qui”!
(Natale è qui)

 

  • Ognuna delle numerose Pastorelle segue un proprio percorso nella città, girando a piedi e spostandosi quando necessario in auto verso i quartieri periferici per cantare sotto le case di parenti e amici dei partecipanti. Negli anni, a Civitavecchia sono stati organizzati punti di incontro e di ristoro per dare dei riferimenti a chi volesse ascoltarle restando in giro per la città.

 La pastorella è qua, riscalda la città…
Parte dal Ghetto e poi gira per tutti voi, che siate céntrali o periferici,
se vuoi riempire di festa il tuo Natale prima dell’una la trovi in Cattedrale.
(E buon Natal)
Si parte con le macchine, non posso dir di no, ma quando porti gioia cosa importa un po’ di smog?
E neanche la Befana può cambiar la situazion per cui anche ai bimbi buoni qui gli toccherà il carbon!
(La pastorella non manca mai)
La Pastorella è tornata qua, variamente intonata esplora la città.
Coi legnetti, ma senza i bonghi, fa il suo giro dal mare ai monti,
ripetendo gli stessi canti per chi vuole ancora ascoltare,
che siete voi, parlandone al plurale.
(Arrabbiarsi è impossibile)

 

  • L’ambizione del Pastorello non è quella di essere ammirato e osannato per le sue capacità (la Pastorella non è una gara!), ma quella di riuscire a coinvolgere il pubblico, di convincerlo a prendere parte a una grande festa, trasmettendo la gioia e il divertimento dello stare insieme.

Forza, vieni per la strada a ballar! Canta e celebra la felicità…
(Mamma Mia)
Qui non importa qual è il nome che hai, qui nella Pastorella!
Qui non importa se hai talento o non ce l’hai, qui nella Pastorella!
Qui conta solo se davvero ti va di stare al freddo tutta notte per cantar…
Vieni qui e divertiti, è Natale, credimi!
Fossi in te mi aggregherei, resteremo in giro fin oltre le sei!
Bravo o stonato, puoi restare con noi, qui nella Pastorella!
Purché cantare sia davver quello che vuoi…
(Qui nella Pastorella)
Siam qui nel viavai, a cantar, casomai voleste uscir dai vostri problemi e guai
Siam qui nel viavai, divertendoci assai: non parlar, non dir “mai”, ma aggrègati semmai.
(Nel viavai)

 

  • La Pastorella è una tradizione, che a Civitavecchia iniziò nel secondo dopoguerra; su questa si è innestata una ulteriore consuetudine “familiare”, che trasforma il cantare insieme in un appuntamento importante e particolare. I gruppi di cantori si ritrovano anno dopo anno, accogliendo a braccia aperte i nuovi amici e vedendo integrarsi come cantori anche i figli che crescono.

 Quando nel 1986 si usciva insieme in comitive alla “Happy Days”
sembrava facile restar così, ma il tempo passa e fa disperder chi non trova un qualche motivo.
La Pastorella serve a questo, e grazie a lei tanti anni dopo si sta insieme tra i refrain
per far Natale con gli amici, qui;e quando arriva qualcun altro gli si canta in coro così…
Sei un amico in più! – Resta e canta anche tu…
Sei un amico in più! – Prendi posto laggiù…
Sei un amico in più! – È Natale, stai su!
Se dall’ottantasei insistiamo nel cantar la pace agli uomini di buona volontà
qualche ragione certo ci sarà: e non è il freddo della notte, ma magari i giorni a provare.
La Pastorella è necessaria, ed è perché ho ancora voglia di passar tempo con te,
di far Natale con gli amici, qui. E quando arriva qualcun altro gli si canta in coro così…
Sei un amico in più!
(Sei un amico in più)

 

  • Il continuare la Pastorella NONOSTANTE gli anni che passano, per il puro divertimento dello stare insieme, è parte del quadro. Si prova seriamente, ma senza prendersi sul serio; l’importante non è l’obiettivo, il “concerto”, ma il tempo che si passa insieme!

Se quando piove troppo si rifugia nel porton, bisogna avere tutti quanti un po’ di comprension:
qui, con l’età che avanza, son pochissimi i campion che quando senton freddo non si fregano i polmon…
Cantiamo proprio tutto, ad eccezione di “Oh happy day”, girando tutta notte (o quasi: massimo, le sei).
Portiamo tanto amore e tanta gioia a tutti i cuor e consoliamo i bimbi dall’arrivo del carbon.
(La Pastorella non manca mai)
Si riprende da capo ancor, se risulta un po’ alta ci si accorda in sol.
I contralti son quasi pronti, però i bassi sono scontenti
e i soprani un po’ disattenti e alla fine ad incominciare
sono i tenori, parlandone al plurale.
(Arrabbiarsi è impossibile)

 

  • Il Pastorello resta all’addiaccio a cantare per tutto il 23 notte, fino alla mattina del 24, tipicamente almeno fino alle 5 di mattina, bufere permettendo: ma anche la sensazione di stordimento che si sperimenta il giorno dopo, nell’attesa della cena della Vigilia, è a suo modo una tradizione per i Pastorelli.

Manc’a le cane, ho fatto ’l giro de Peppe appresso alla reàl, apò!
Sto proprio cionco, so’ tornato alle sette e mo’ sto a tribola’, apò!
Pe’ fa’ ’sta Pastorella poi me tocca de passa’ le guae de Purcinella la Vigija…
Resto ‘n artro po’ a letto, poi pijo ’n po’ de st’acqua de porpo (che, è caffè?),
e m’aripijo che so’ già le tre.
(La Vigija der Pastorello)
 
TRADUZIONE DAL CIVITAVECCHIESE:
Ohibò, ho fatto una gran fatica, guarda un po’!
Sono davvero stanco, sono rientrato alle sette e ora sto accusando il colpo…
Per fare questa Pastorella poi devo sopportare diversi problemi, alla Vigilia di Natale;
resto ancora un po’ a letto, poi prendo del caffè, purtroppo troppo leggero,
e quando recupero le forze sono già le tre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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